Rocca d'Italia
Supercar su una strada toscana fiancheggiata da cipressi
Guida · Toscana

Le strade più belle da guidare in Toscana

Sei percorsi tra Chianti, crete senesi, Val d'Orcia e costa: cosa cambia da una strada all'altra, e come sceglierle.

In Toscana la strada non è il modo per arrivare da qualche parte: è il posto dove si va. È una differenza che si capisce alla prima curva della Chiantigiana, quando la carreggiata smette di essere rettilinea e comincia a seguire il crinale, e la si conferma duecento chilometri dopo, sull'ultimo tornante che scende verso Sant'Antimo. Il paesaggio non accompagna la guida: la detta.

Quello che segue non è un itinerario unico ma sei percorsi distinti, con caratteri diversi. Alcuni sono strade regionali larghe e veloci, altri provinciali strette che si infilano nei boschi, uno è un viale rettilineo di cinque chilometri. Metterli in fila tutti in un giorno non ha senso: ognuno chiede il suo tempo e, soprattutto, la sua luce.

La Chiantigiana, la SR222

È la strada che tutti citano, e per una volta la fama è meritata. La SR222 collega Firenze a Siena in circa settanta chilometri, ma li impiega per attraversare tutto il Chianti Classico invece di aggirarlo. Non ha rettilinei degni di questo nome: sale e scende sui crinali, cambia esposizione di continuo, alterna boschi di lecci a vigneti aperti. Percorrerla di fretta è possibile e completamente inutile.

Si parte da Firenze e si sale verso Grassina e Strada in Chianti; il paesaggio diventa serio dopo Greve. Da lì fino a Castellina è il tratto migliore, con le curve più continue e le viste più lunghe. L'ultimo pezzo verso Siena si apre e si addolcisce, preparando all'arrivo in città.

Greve in Chianti

La piazza Matteotti non è quadrata ma a imbuto, con i portici irregolari costruiti da proprietari diversi in epoche diverse: è la forma di un antico mercato, non di un progetto urbanistico. È il posto giusto per la prima sosta, a mezz'ora da Firenze.

Panzano e la Conca d'Oro

Il paese sta su un poggio e guarda un anfiteatro naturale di vigne che i vignaioli chiamano Conca d'Oro. Panzano è anche il borgo delle botteghe di carne, una tradizione che qui è diventata un'attrazione a sé.

Castellina in Chianti

Dentro le mura corre la Via delle Volte, un camminamento medievale coperto che seguiva il perimetro difensivo: oggi è una galleria di pietra con finestre aperte sulla valle.

Fonterutoli

Un borgo minuscolo poco prima di Siena, legato ai Mazzei da secoli. La prima menzione scritta del Chianti come vino risale al 1398, in una lettera del notaio Ser Lapo Mazzei: il nome della zona è più antico della denominazione di quasi seicento anni.

Gaiole, Brolio e le strade bianche

A est della Chiantigiana la rete si fa più stretta e più interessante. Le provinciali intorno a Gaiole in Chianti salgono tra i boschi con curve cieche e fondo irregolare: si va piano per forza, ed è il tipo di guida che premia le auto vecchie più di quelle veloci.

Il punto di riferimento è il Castello di Brolio, che ha l'aspetto neogotico che gli diede Bettino Ricasoli nell'Ottocento. Ricasoli — il Barone di Ferro, secondo presidente del Consiglio del Regno d'Italia — nel 1872 mise per iscritto la formula del Chianti, sangiovese con canaiolo e una parte di malvasia: è da quella lettera che discende tutto quello che si beve oggi in questa zona.

Intorno a Gaiole corre anche la rete di strade bianche che dal 1997 ospita L'Eroica, la ciclostorica che ha reso famoso il fondo in ghiaia del Chianti. Sono percorribili in auto, ma vanno affrontate con la consapevolezza che la ghiaia non perdona: con una vettura ribassata conviene restare sull'asfalto.

La Lauretana e le crete senesi

La SP438 esce da Siena verso est e in dieci minuti cambia mondo. Spariscono i boschi e restano colline di argilla nude, modellate in biancane e calanchi, che cambiano colore con la stagione: verdi in aprile, gialle a giugno, marroni e lucide dopo l'aratura d'autunno. La strada, chiamata Lauretana perché portava i pellegrini verso Loreto, è larga, sinuosa e con visuali lunghissime — probabilmente la più bella da guidare di tutta la provincia.

A metà strada, deviando verso sud, si arriva all'abbazia di Monte Oliveto Maggiore, fondata nel 1313 e immersa in un bosco di cipressi che i monaci piantarono per fermare l'erosione dell'argilla. Il chiostro grande è affrescato con le storie di San Benedetto da Luca Signorelli e da Antonio Bazzi detto il Sodoma: è uno dei cicli rinascimentali più completi della Toscana e quasi nessuno lo visita.

La Val d'Orcia: la Cassia e la SP146

La Val d'Orcia è Patrimonio dell'Umanità dal 2004, e il riconoscimento riguarda esattamente quello che si vede dal finestrino: un paesaggio agricolo disegnato dall'uomo nel Trecento e rimasto leggibile. La spina dorsale è la SR2 Cassia, la strada consolare che scende verso Roma; il tratto che conta va da San Quirico d'Orcia a Radicofani.

Le immagini che tutti hanno in mente stanno quasi tutte lungo pochi chilometri: il gruppo di cipressi su un dosso accanto alla Cassia poco a nord di San Quirico, il podere isolato che si vede dalla stessa strada guardando a est, i viali che salgono verso i casolari. Sono punti fotografati milioni di volte e restano notevoli lo stesso, a patto di arrivarci con la luce bassa.

La SP146 da San Quirico a Pienza e poi a Montepulciano è la variante alta, più stretta e più curva. Pienza merita la sosta: nel 1459 papa Pio II incaricò Bernardo Rossellino di rifare il suo paese natale, Corsignano, come città ideale rinascimentale; ne uscì un centro compiuto in tre anni, dichiarato Patrimonio dell'Umanità nel 1996. Poco più a sud, a Bagno Vignoni, la piazza del paese non è una piazza ma una vasca termale cinquecentesca.

Da Montalcino a Sant'Antimo

Da Montalcino la strada scende verso sud tra i vigneti del Brunello e arriva, dopo una decina di chilometri di curve, all'abbazia di Sant'Antimo. È una chiesa romanica del XII secolo costruita in travertino e alabastro, isolata in fondo a una valle di olivi: la pietra, quando prende il sole del pomeriggio, diventa quasi trasparente.

È un tratto breve e vale la pena farlo nei due sensi. In discesa si guarda l'abbazia comparire in fondo alla valle; in salita si vede Montalcino tornare in cima al colle con la fortezza in evidenza.

Il viale dei cipressi di Bolgheri

L'ultimo percorso è l'opposto di tutti gli altri: cinque chilometri perfettamente rettilinei, dall'Oratorio di San Guido al borgo di Bolgheri, fiancheggiati da circa duemilacinquecento cipressi. È il viale che Giosuè Carducci mise in versi in Davanti San Guido, e attraversarlo somiglia più a entrare in una navata che a guidare.

Bolgheri è anche il posto dove è nato il vino toscano moderno: negli anni Quaranta Mario Incisa della Rocchetta piantò cabernet in una zona che nessuno considerava vocata, e da quell'esperimento è uscito il Sassicaia, la cui prima annata commerciale è del 1968. La costa qui è a pochi minuti, e il contrasto con l'interno è totale: pini marittimi, aria salata e strade piatte.

Quando andare, e cosa sapere prima

Le stagioni migliori sono la primavera e l'inizio dell'autunno: da metà aprile a giugno il paesaggio è verde e la luce è lunga, tra settembre e ottobre le colline sono dorate e le cantine sono in vendemmia. L'estate all'interno è calda e la luce di mezzogiorno appiattisce tutto: si guida presto la mattina o dopo le cinque. L'inverno ha meno colore ma strade libere e una luce radente sulle crete che vale il freddo.

Tre avvertenze pratiche. I centri storici toscani sono quasi tutti a traffico limitato, con varchi elettronici attivi tutto l'anno: si parcheggia fuori le mura e si entra a piedi. Molte provinciali sono strette e senza banchina, con muretti a secco a filo d'asfalto. E il fondo cambia spesso: tra una strada regionale e una strada bianca ci possono essere trecento metri, quindi conviene sapere in anticipo dove si sta andando.

Come metterle in fila

Un giorno solo basta per la Chiantigiana con una deviazione verso Brolio, oppure per l'anello Siena–crete–Val d'Orcia. Due giorni permettono di fare entrambe le cose senza guidare di corsa. Bolgheri sta su un altro asse, verso il mare, e chiede di essere inserito in un percorso che scende dal Chianti alla costa.

Domande frequenti

Qual è la strada più bella da guidare in Toscana?

La SR222 Chiantigiana, fra Firenze e Siena: settanta chilometri che attraversano tutto il Chianti Classico seguendo i crinali, senza un rettilineo degno di questo nome. Per le visuali lunghe, la SP438 Lauretana verso le crete senesi.

Quanti giorni servono per percorrerle?

Un giorno basta per la Chiantigiana con una deviazione verso Brolio, oppure per l'anello Siena-crete-Val d'Orcia. Due giorni permettono di fare entrambe senza guidare di corsa. Bolgheri sta su un altro asse, verso il mare.

Si possono percorrere le strade bianche del Chianti in auto?

Sì, ma con cautela: la ghiaia non perdona e con una vettura ribassata conviene restare sull'asfalto. Sono le stesse strade che dal 1997 ospitano L'Eroica.

Qual è il periodo migliore per guidarle?

Primavera e inizio autunno: da metà aprile a giugno il paesaggio è verde e la luce è lunga, fra settembre e ottobre le colline sono dorate. In estate si guida presto la mattina o dopo le cinque, perché la luce di mezzogiorno appiattisce tutto.

Si può entrare in auto nei centri storici?

Quasi mai: i centri storici toscani sono a traffico limitato, con varchi elettronici attivi tutto l'anno. Si parcheggia fuori le mura e si entra a piedi.

Percorrerle con noi

Queste strade sono la ragione per cui esistono le nostre giornate al volante. Ecco quelle che le attraversano.

Tour in supercar in Toscana e sul Lago di Como

Le giornate al volante di una supercar sulle strade del Chianti, delle crete e della Val d'Orcia.

Tour in auto d'epoca in Toscana

Le stesse strade a un ritmo diverso: le provinciali strette intorno a Gaiole e Brolio sono nate per queste vetture.

Da Chianti a Bolgheri, due giorni tra collina e costa

L'itinerario che collega i due estremi di questa guida, dal Chianti fino al viale dei cipressi.

Su misura

Vuoi vedere questi posti di persona?

Raccontaci quando vieni e che tipo di giornata hai in mente: prepariamo una proposta su misura.